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Mario
Suarez |
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L'arte di Mario Suarez si svolge strato dopo strato di resina, arancione e nera, luminosa e opaca, un misto di geometria e poesia, di immagini arcaiche e oggetti comuni dove il mondo è una mappa e una merce e dove il mistero appartiene ad una Vespa 50 come ad un ramarro se ambedue sovrintendono ad una superficie di ricordi e di storia che è insieme quella della Terra e di un suo odierno abitatore. Pittura e materia, scrittura e colore, segni e immagini, resina e carbone a confronto con il computer. Ce lo dice lo stesso autore: "Questo universo è dato dalla fantasia che costruisce una specie di chip artigianale. Come? Gli elementi che vi partecipano sono gli stessi del computer: la vernice come elemento isolante, protettore, le parole come blitz dell'informazione. Il carbone è come il silicio, il risultato della fossilizzazione e dell' erosione. A differenza del carbone il silicio ha la capacità di condurre informazioni stimolato da un impulso elettrico, può memorizzare, il carbone, no. E allora io ricorro alle parole. La costruzione per strati, riferita al mondo dell'informatica è come i l'layer'. La resina è la materia prima per costruire le 'placche'. Personalmente considero che quanto maggiore è la quantità di informazioni, quanto maggiore è la velocità con cui viaggiano, tanto maggiore sarà il loro potere". Il sogno dell'arte è afferrare il proprio tempo e andare un balzo in avanti, è fare della vita di un individuo il simbolo di una umanità. Suarez ha vissuto in un continente intero, quell'America Latina vasta e lontana dalla quale, come da un bussolotto di dadi, scaglia i nomi delle città del mondo e confonde le carte della toponomastica. Fra il 1999 e il 2000 approda nella vecchia Europa e sceglie l'Italia; il soggiorno nella culla antica del mondo pondera le sue riflessioni, egli geometrizza ulteriormente e ordina lo spazio ma servendosi ancora di quegli strumenti che porta da casa, e se lemanja - dea afrocubana del Candomblé - assomiglia ad una Madonna (è solo un poco più svestita - dea del mare e dell'amore), nelle sue composizioni si avvicendano segni e materiali, forme simboliche e ritratti, mucche, barche, lucertole, carrelli del supermercato, campane … come se il mondo fosse davvero un grande supermarket dove basta allungare una mano per afferrare un dettaglio di storia o di futuro. In questa chiave le opere di Suarez si compongono come un archivio: la resina rende le immagini sfocate e protette, il carbone è come un segno antico della terra, delle parole poco importa il senso, basta sapere che ci sono e che concorrono anche loro a definire e ordinare lo spazio. Ecco in definitiva ciò che domina l'arte di Mario: il desiderio di un ordine, ma la superficie irregolare ne indica la provvisorietà. Come nei tempi più antichi ancora oggi ogni popolo, forse addirittura ogni uomo, ha la sua lingua, il suo dio, la sua storia e la sua memoria. Ciò che un tempo giaceva nel segreto di una grotta oggi viaggia per ogni dove dentro un computer; se Andy Warrol scoprì i 5 minuti di immortalità destinati ad ognuno di noi dalla TV, che dire oggi di Internet che fa di ognuno di noi un artefice virtuale? Le opere di Mario, dicevamo, sono fatte degli stessi materiali del computer, in una di esse il mondo galleggia in un fondo buio dominato da un ISBN … il suo valore? tutto, niente, l'eternità. |
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Antonella Serafini |
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