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| Marina Karella |
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E' nata in Grecia, ad Atene. STUDI: 1960 - 63 Accademia
di Belle Arti di Atene, allieva di Oskar Kokoschka e Yannis Tsaroukis
ESPOSIZIONI PERSONALI: 1996 Earl Mc Grath
Gallery, New York COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE: Collezione Barone Thyssen Bornemisza · Centre Georges Pompidou, Beaubourg, Parigi · Museo d'Arte Moderna Vorres, Atene ·Museo d'Arte Moderna Goulandris, Atene · Francois de Menil, New York · Christophe de Menil, New York · Alexander Iolas, Atene · Ministero degli Affari Culturali per la Francia "E' la ricerca dell'immagine mitica, la forma evinta dal proprio contesto che si riafferma da sola, l'innato senso del teatro e dell'incarnazione, o la riconciliazione dell'idea con la sua espressione visuale? L'Arte di Marina Karella ci porta questo interrogativo mai risolto né con le parole né con l'analisi. Il teatro è stato per lei, sin dall'inizio della sua carriera, un trampolino ideale. I grandi capolavori e le pièces d'avanguardia le hanno insegnato, tramite l'esplorazione dello spazio scenico, la presenza fisica dell'attore che vive il testo, la distanza dallo spettatore e la concretezza dell'artista davanti alla sua opera e a se stesso. Le scenografie ed i costumi che ha creato le hanno reso familiare ogni sua gestualità del corpo e dell'espressione, la luce, la notte del corpo e dell'anima, lo spazio. Questa è la ragione per cui lo spazio piatto delle sue grandi tele è stato subito così espressivo, fino al limite della visuale dove tutta la suggestione diventa presenza misteriosa, angosciante, e assenza di testo, nella fatalità dell'immagine. Spazio solare, spazio bianco, lenta bellezza che si rifiuta e progressivamente afferma le sue ombre, i suoi drappeggi, i suoi paesaggi --frattura con il reale. La stessa cosa mi ha colpito, l'anno scorso a New York, quando ho visto le sue prime grandi sculture; ed è probabilmente questa conclusione, controllata dal lavoro e dalla ricerca, che essi affermano: classica, quasi irrazionale, enigma che rimane aperto, si prende carico, ed espande, le nostre emozioni ed il nostro immaginario meno esplorato. La grande arte non è mai realismo o illusione. Essa procede in ogni secolo per allusioni stilistiche nuove e tradizionali. Una unità è distrutta e un passo è lasciato da fare allo spettatore e all'artista che verrà dopo, ciò che è conservato, rinnovato, viene ancora una volta nobilitato. Ogni creazione è una terra alla quale si arriva, e polvere. Terra nuova e mare definisce il tempo. Così le pitture di Marina Karella sono per me l'enigma che viene prima di Magritte e De Chirico, così inspiegabili nella precisione dei loro contorni e nel loro vuoto, come le parole perfettamente articolate della Pizia". Pontus Hulten |
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Vaso
fiore |
Vaso
fiore Porcellana e oro - cm 41,5x19x16,5 |
L'observateur 1993 - Marmo statuario - cm 98x32x17 |
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