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Marina Karella

E' nata in Grecia, ad Atene.

STUDI:

1960 - 63 Accademia di Belle Arti di Atene, allieva di Oskar Kokoschka e Yannis Tsaroukis
1963 - 65 Accademia di Belle Arti di Parigi

ESPOSIZIONI PERSONALI:

1996 Earl Mc Grath Gallery, New York
1994 JGM Galerie, Parigi
1993 Galleria Walter Wickiser, New York Galleria Zoumboulakis, Atene
1992 FIAC, Galleria Samy Kinge e JGM Galerie, Parigi Collections des Amis du Centre Pompidou, Parigi
1991 Earl Mc Grath Gallery, Los Angeles
1990 JGM Galerie, Parigi Galleria Zoumboulakis, Atene Galleria Samy Kinge, Parigi
1989 ARCO, Galleria Samy Kinge, Madrid

COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE:

Collezione Barone Thyssen Bornemisza · Centre Georges Pompidou, Beaubourg, Parigi · Museo d'Arte Moderna Vorres, Atene ·Museo d'Arte Moderna Goulandris, Atene · Francois de Menil, New York · Christophe de Menil, New York · Alexander Iolas, Atene · Ministero degli Affari Culturali per la Francia

"E' la ricerca dell'immagine mitica, la forma evinta dal proprio contesto che si riafferma da sola, l'innato senso del teatro e dell'incarnazione, o la riconciliazione dell'idea con la sua espressione visuale? L'Arte di Marina Karella ci porta questo interrogativo mai risolto né con le parole né con l'analisi. Il teatro è stato per lei, sin dall'inizio della sua carriera, un trampolino ideale. I grandi capolavori e le pièces d'avanguardia le hanno insegnato, tramite l'esplorazione dello spazio scenico, la presenza fisica dell'attore che vive il testo, la distanza dallo spettatore e la concretezza dell'artista davanti alla sua opera e a se stesso. Le scenografie ed i costumi che ha creato le hanno reso familiare ogni sua gestualità del corpo e dell'espressione, la luce, la notte del corpo e dell'anima, lo spazio. Questa è la ragione per cui lo spazio piatto delle sue grandi tele è stato subito così espressivo, fino al limite della visuale dove tutta la suggestione diventa presenza misteriosa, angosciante, e assenza di testo, nella fatalità dell'immagine. Spazio solare, spazio bianco, lenta bellezza che si rifiuta e progressivamente afferma le sue ombre, i suoi drappeggi, i suoi paesaggi --frattura con il reale. La stessa cosa mi ha colpito, l'anno scorso a New York, quando ho visto le sue prime grandi sculture; ed è probabilmente questa conclusione, controllata dal lavoro e dalla ricerca, che essi affermano: classica, quasi irrazionale, enigma che rimane aperto, si prende carico, ed espande, le nostre emozioni ed il nostro immaginario meno esplorato. La grande arte non è mai realismo o illusione. Essa procede in ogni secolo per allusioni stilistiche nuove e tradizionali. Una unità è distrutta e un passo è lasciato da fare allo spettatore e all'artista che verrà dopo, ciò che è conservato, rinnovato, viene ancora una volta nobilitato. Ogni creazione è una terra alla quale si arriva, e polvere. Terra nuova e mare definisce il tempo. Così le pitture di Marina Karella sono per me l'enigma che viene prima di Magritte e De Chirico, così inspiegabili nella precisione dei loro contorni e nel loro vuoto, come le parole perfettamente articolate della Pizia".

Pontus Hulten

 

Vaso fiore
Porcellana - cm 41,5x19x16,5

Vaso fiore
Porcellana e oro - cm 41,5x19x16,5
L'observateur
1993 - Marmo statuario - cm 98x32x17
 

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