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Alexandra de Lazareff |
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L'OTTAVO GIORNO DELLA CREAZIONE Blaise Pascal si stupiva che si ammirassero tanto gli artisti: ma non si annoiano a ricopiare degli oggetti tra i meno degni di ammirazione come un frutto o un coccio? Perché fare così tanto caso a degli scimmiottamenti di Dio? Alexandra de Lazareff non dovrebbe dare peso alla censura di questo grande uomo; che pensi piuttosto a creare. Ma forse Pascal avrebbe denunciato ancora più violentemente quest'opera che non imita, ma compete, aggiunge e propone arditamente al Signore un ottavo giorno della creazione. Questo bestiario eretico non viene salvato dal diluvio con una felice navigazione: coraggio post-diluviano, esso compete con Lascaux, con i suoi bufali e i suoi struzzi, e parimenti non ha bisogno del riparo di una grotta perigourdiana per affermare la sua autonomia prodigiosa forgiato di bronzo, di ferro e di genio. Per quanto si possa essere diffidenti a proposito di qualunque determinismo biologico o biografico, non sì può fare a meno dl ricordare che Alexandra viene dalla Russia, è stata adottata dall'Australia ed è donna. Tre buone ragioni per non lasciarsi bloccare nel quadro ristretto della Genesi. È a partire da Kiev, madre delle città slave, che il Grande Principe fa sorgere dal niente l'impero degli Zar. È con la foresta australiana che la civiltà aborigena propone al mondo una creazione perfettamente autonoma. Ed è perché l'Antico Testamento ci impone la visione di una genesi del mondo puramente virile, che una donna ha il diritto di proporne un'altra e alla propria maniera. E' vero che Alexandra si espose a volte al sarcasmo di Pascal: a Pietrasanta, ad esempio, nel mulino toscano ove ella viveva e spesso lavorava, a un tiro di schioppo dalla casa di Michelangelo, ho visto dei bei ritratti fatti da lei, in particolare di Michel Simon (ma il geniale attore svizzero nella sua molteplicità barocca e provocante, non era forse una invenzione di Lazareff?). Ormai entrata nell'ottavo giorno, ha raccolto il testimone del Creatore e propone al mondo delle nuove specie in cui si accoppiano tori meccanici, cavalli ciclisti, rino-popotami e cocco-ceronti, mufloni e bulloni, bufali e rotelle, pistoni e viscere, zanne e chiodi, il mondo di un poeta romantico trapiantato in una zona industriale. Picasso accoppiava una sella e un manubrio per farne un toro, Cesar schiacciava e frantumava delle macchine per farne sorgere Eros e Thanatos, Lazareff organizza le nozze barbare del pistone e del grugno, della chiave inglese e della cerva intrappolata, dell'incudine e del pappagallo, per gettare sul mondo una fauna di bronzo che, senza visto né pedigree, con i muscoli tutti tesi, avanza lentamente nel XXI secolo. I nostri tempi, e prima di tutto i nostri bambini, cioè i nostri cineasti, non sognano che brontosauri e dinosauri, e tentano maldestramente di copiarli, di scimmiottarli. Che non entrino allora nell'universo fertile di Lazareff dove nulla ritorna, nulla rinasce, né si ricorda. Dove tutto viene, nasce e sorge. Un'Arca di Noè? Può essere. Ma di un Noè Prometeo che lungi dal contentarsi di conservare dei brandelli della Creazione abbia osato ricreare il mondo lui stesso Jean Lacouture |
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| Differentiel Bronzo cm 72x95x56 |
Garde-Lion Bronzo. Cm. 62x60x36 |
Mange-Clous Bronzo. Cm. 97x35x30 |
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| Tabasco Bronzo. Cm. 64x49x30 |
Trompet Bronzo. Cm. 86x60x34 |